Accesso Utenti

 

"Per me recuperare le tradizioni significa fare bene le cose semplici"

Noemi

Visitatori Totali
479435

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Noi che, la penitenza era "dire, fare, baciare, lettera, testamento". Noi che, giocavamo a "nomi, cose, animali, città, fiori, ecc...". Noi che, ci sbucciavamo le ginocchia cadendo dalla bici e ci mettevamo il mercuro cromo, più ne mettevamo e più ci sentivamo grandi. I giochi erano stagionali come l'abbigliamento. Regolati da norme non scritte, per le quali potevi essere certo del periodo dell'anno che stavi vivendo. 

Dal gioco al videogioco

La "compagnia" di Giacomo segue in maniera ligia il trascorre delle stagioni, grazie alla memoria storica dei giochi che ogni anno ricorrono; un orologio virtuale a scansione temporale, anche e soprattutto in senso atmosferico. Così, quando Paolo (il capo) decide, si passa dai giochi da cortile a quelli da casa (o da scuola).
Questo è il primo anno delle medie, tutti si sentono più adulti e hanno voglia di organizzare.
Prima era sufficiente giocare a pallone nel cortile (...tra le 127), con i problemi del cortile: "macchina" si gridava quando stava arrivando qualcuno nel parcheggio oppure "arimo" quando il Supersantos andava ad infilarsi sotto la marmitta delle macchine e per recuperarlo ci si doveva stendere sotto.

(Arimo era l'equivalente del moderno Time-out nello sport. Originariamente arimo aveva le due accezioni: "Arimortis" per fermare il gioco e "Arivivis" per farlo riprendere)

127Ma ora no, adesso è il momento di mettere in piedi un campionato di calcio tutto nostro. Ma fatto bene. Con tanto di calciomercato, calendario delle partite e pallone di cuoio.
Allora... individuato il prato libero, cominciamo con il segnare le righe di delimitazione del campo...ma come. Beh Paolo ha detto che dall'altra parte del paese c'è un cantiere abbandonato (o forse no), andiamo a prendere in prestito il gesso e tracciamo.
E per i pali? Nooo basta con i sacchetti a delimitare la porta (si perché ognuno portava in un sacchetto del Supermarket tutto l'abbigliamento per cambiarsi) , troviamo dei rami più o meno dritti e li conficchiamo per terra. Per la traversa, vabbè a occhio e a seconda dell'altezza del portiere, decidiamo al momento, naturalmente senza arbitro.
Questo vale fino a quando il tempo tiene e quando è brutto, cosa facciamo? Facile (pensa Giacomo) ce la giochiamo a scuola, durante gli intervalli, negli spazi disponibili, con una palla di carta. Certo non è la stessa cosa ma almeno il campionato continua. L'idea piace.
Siamo ormai in inverno inoltrato dell'anno scolastico 1971/1972 e a parte il campionato a scuola, cos'altro si può fare con questo tempo. Campionato di Subbuteo (sempre calcio è); Davide è l'amico fortunato con tutto il necessaire. Il telo verde fissato da suo papà, con le puntine, su una tavola di compensato, le squadre (inter, milan e juve), tutti gli ammennicoli e...l'ospitalità a casa sua, con tanto di merenda a metà pomeriggio, offerta gentilmente da sua mamma (che bella signora!).

subbuteo

E quando lui non è proprio disponibile? Il surrogato c'è: si tratta di una campo di calcio miniaturizzato, fatto su un foglio di quaderno (non esisteva ancora l' A4).
Con la Bic si tracciano tutti i "componenti" e soprattutto si calca forte in prossimità delle porte e dei giocatori, alzandoli a mo' di aletta. Per la palla è sufficiente una pallina di carta di adeguata dimensione ed il gioco è fatto.

image
E poi arriva la primavera e allora con il bel tempo di nuovo fuori: i bussolotti (nessuno osa dire cerbottana), le biglie, la bici, i pattini e una partita di calcio (quello non deve mai mancare).
Poi un giorno Giacomo entra nel bar del quartiere per comprare una spuma nera e vede un grosso mobile di legno con all'interno uno schermo di televisore.

SignedPongCabinet

Quasi non arriva a vedere lo schermo, poi alzandosi sulle punte non vede una trasmissione RAI ma...uno strano gioco. Un tondo bianco (tondo per modo di dire) che rimbalza da destra a sinistra grazie a due barrette luminescenti controllate o da un giocatore ed il computer, oppure da due giocatori in contemporanea: era il primo videogioco! Giacomo avrebbe dovuto aspettare fino al 1976 per vedere e farsi comprare la versione domestica, costituita da una console da collegare alla televisione.

AtariPongPong

 Fine 4° puntata

   Luigi - By C&M

cake logo

 

 

Lascia i tuoi commenti

Posta commento come visitatore

0
Invalid template file /web/htdocs/www.cakesandmore.it/home/components/com_komento/themes/kuro/comment/famelist.php